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Come testimoniato da ritrovamenti di antichissime armi e suppellettili, nonché di schegge di manufatti in selce, il territorio di Gioia è stato abitato fin dal periodo neolitico.

Il territorio di Gioia in epoca sannita, probabilmente, fu sotto il controllo della comunità che edificò l’arce del Monte Acero nel limitrofo Comune di Faicchio. Del periodo sannita si è conservata, in particolare, la tipologia insediativa nel territorio caratterizzata da piccoli nuclei dediti all’agricoltura e alla pastorizia. Testimonianza di questa epoca sono dei vasi di vernice nera databili tra la fine del IV e i primi decenni del III sec. a.C., attualmente conservati nel Museo Archeologico di Alife.

Dopo le guerre sannite e la caduta di Allifae e Telesia, il territorio di Gioia subì l’influenza della cultura romana tipica degli insediamenti rurali come testimoniato da ritrovamenti di resti di sepolture, di ville rustiche, di lapidi e iscrizioni. La prima dominazione che ha lasciato segni evidenti nella storia e nella tradizione gioiese è stata quella longobarda, come si evince dalla toponomastica. Ne è un esempio il nome della frazione Curti, che deriva da curtis = spazio racchiuso tra edifici rustici, luogo recinto. Anche il culto di San Michele Arcangelo, Santo Patrono del Comune è di origine longobarda.

Gioia viene menzionata per la prima volta nel “Catalogus Baronum” (1150 – 1168) di epoca normanna, in cui è riportato il nome di tal Guntardus che, in qualità di suffeudatario del Conte Roberto di Caserta, possedeva Joham e Comestella. Joham può identificarsi nel borgo posto attorno ai ruderi del castello e nei casali circostanti, Comestella, con la località denominata Compostella posta in prossimità del fiume Volturno. Il borgo fortificato e il castello, durante la dominazione normanna, assumono caratteri morfologici e tipologici attualmente solo in parte conservati. Nel XVI secolo, in conseguenza di una terribile epidemia di peste, il borgo fortificato fu abbandonato dando inizio al processo di ripopolamento della pianura.

castello small

Nel XVII secolo il feudo di Gioia fu venduto alla famiglia Gaetani di Laurenzana, feudatari di Piedimonte Matese, divenendo un fiorente centro agricolo. Durante il periodo borbonico, con la costruzione della strada sannita la contrada Taverna, sede attualmente della casa Comunale, divenne il centro vitale del paese grazie alla stazione di posta (luogo dove i viaggiatori potevano ristorarsi e dove le carrozze facevano il cambio dei cavalli). Con l’Unità d’Italia al nome Gioia fu aggiunto il connotativo “Sannitica”.

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